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In inglese letteralmente significa prendere e rilasciare, ossia traducendolo in modo più vicino a noi, cattura e poi rilascia il pescato.
Questo tipo di pratica, denominata anche NO KILL, è nata negli USA molti anni fa, ed è stata acquisita successivamente dagli inglesi, che ne hanno fatto una vera e propria filosofia di pesca.

Grazie ai vicini anglosassoni, anche in Italia si sta piano piano diffondendo soprattutto tra i praticanti del Carpfishing, tra i primi ad abbracciare questa filosofia.
Il principale scopo di tale comportamento è la salvaguardia della specie ittica insidiata, ed un perfetto impatto tra sport e natura, senza che un hobby personale diventi dannoso per l'ecosistema. L'esperienza americana ed inglese ha dimostrato (i dati si trovano facilmente un po' ovunque) che tale comportamento aiuta la conservazione e l'incremento del patrimonio ittico.
LBFItalia vi invita a vivere la pesca cercando di provocare un impatto sull’ ambiente il più limitato possibile, non si pretende che tutti condividano un no-kill totale, ma si chiede massimo impegno per contenre il numero dei pesci trattenuti oltre, ovviamente, al massimo rispetto per quelli rilasciati.
LBFItalia non intende in alcun modo sfruttare il Catch & Release come mezzo improprio per violare i regolamenti in materia di pesca, ma crede fermamente nell’ importanza del gesto del rilascio come forma di rispetto verso la natura e nei confronti dell’avversario che ci ha fatto divertire.
 
Rilascio di due esemplari di barbo

Guadino e guadinatura
- Esistono due categorie principali di guadini: quelli classici pensati per la pesca al colpo che prevedono una “testa” in rete da avvitare su di un lungo manico ad innesti oppure telescopico; e quelli specifici per grosse catture, costituiti da una grande imboccatura triangolare provvista di rete molto profonda, il tutto montato su di un corto e robusto palo in uno o due pezzi.
- La prima tipologia è indicata per tutte le prede che non eccedano in dimensioni e che quindi sia possibile slamare tenendole in mano oppure lasciandole adagiate sul fondo del guadino stesso. Per non danneggiare le nostre catture, previa asportazione di muco o scaglie, meglio scegliere tra i modelli realizzati con rete piuttosto fine e possibilmente non in monofilo di nylon. Ottimi i guadini di ultima generazione con rete gommata: uniscono ottime caratteristiche anti-amo con un’asciugatura rapida e tutela del pesce.
- La seconda tipologia di guadini prevede attrezzi nati principalmente per il Carpfishing, ma in grado di adattarsi perfettamente al Barbelfishing o alla cattura di piccoli siluri o predatori. Sono realizzati con una rete fitta e nera, generalmente asportabile assieme all’ intelaiatura per agevolare le fasi di slamatura e trasporto del pescato.
 
Le due differenti tipologie di guadino
- Una volta guadinato il pesce, se il combattimento è stato prolungato o la preda è di grandi dimensioni, consentitegli di rimanere in acqua per ancora qualche secondo prima di portarlo sulla riva.
- Verificare che le pinne del pesce siano adagiate lungo il corpo e non disposte in maniera innaturale prima di sollevarlo.
- Prima di sollevare il guadino accertarsi che la punta dell’ amo (meglio se senza ardiglione) non sia impigliata nella rete. Questo potrebbe provocare ferite legate al dimenarsi del pesce e al suo peso.
- Se possibile, in particolare con prede di grande dimensione, slamare il pesce ancora in acqua e rimuovere il terminale dal guadino prima di sollevarlo.
- Non compiere tragitti eccessivi col pesce all’ interno della rete.
 
Esempi di corretta guadinatura del pesce
Materassino e slamatura
- Le prede di maggiori dimensioni sono quelle che risultano più difficili da maneggiare ed al contempo quelle che possono maggiormente danneggiarsi se non adeguatamente trattate dal pescatore. I pesci sono fatti per vivere nell’elemento liquido, ne consegue che appoggiare una grossa preda che si dibatte su superfici dure e spigolose (pietre, prismate, terra…) potrebbe causarle lesioni esterne ed agli organi interni imputabili anche semplicemente al peso stesso dell’ animale.
- Per esser certi che la cattura possa tornare a nuotare in stato di buona salute esistono degli appositi materassini per la slamatura. I materassini sono commercializzati in diverse forme e dimensioni con differenti ingombri una volta chiusi e differenti prezzi. I più grandi ed imbottiti sono concepiti essenzialmente per la pesca alla carpa, quelli meno ingombranti si adattano perfettamente alle esigenze del pescatore di barbi.
 
Due differenti tipologie di materassini di slamatura
- Prima dell’ utilizzo accetarsi che il materassino di slamtura sia stato completamente bagnato.
- Qualora le dimensioni della preda non richiedessero l’ uso del materassino, effettuare la slamatura direttamente nel guadino; oppure prendendo il pesce assicurandosi che la mani siano bagnate.
- Stendendo il pesce sul materassino accertarsi nuovamente della corretta posizione delle pinne.Le carpe non devono mai essere appoggiate sullo stomaco, bensì di lato, in modo da evitare lo schiacciamento degli organi interni.
- La maggior parte degli ami è facilmente removibile utilizzando il pollice, l’ indice ed il medio di una mano. Con l’ utilizzo di ami senza ardiglione si semplificano le operazioni. In alternativa è importante essere sempre provvisti di slamatore e pinzette a becchi lunghi.
 
Due esempi di corretto utilizzo del materassino
Pesatura
- Per questa operazione si consiglia l’ utilizzo di reti apposite. In alternativa ci si può servire della rete del guadino oppure del materassino stesso (se provvisto di maniglie) e facendo sempre attenzione, durante il sollevamento, che la preda non scivoli fuori lateralmente.
Fotografia
- Per ricordare le nostre migliori catture, il modo migliore, è senza dubbio una foto. Per poter fotografare il pescato potrebbe rivelarsi utile, oltre ad una digitale non troppo costosa, robusta e resistente a polvere e spruzzi, uno stativo ovvero un cavalletto. Non è necessario sia costoso e ingombrante; allo scopo ben si adattano anche supporti snodati da avvitare direttamente su comuni picchetti da pesca. E’ importante che tutto venga predisposto prima della cattura, magari scattando un paio di foto di prova per aver certezze maggiori, così da evitare inutili perdite di tempo con il pesce fuori dall’ acqua.
 
Un cavalletto per fotografia e uno snodo con supporto filettato per macchina fotografica
- Tenete acqua a portata di mano in caso le fasi si dovessero protrarre più a lungo del previsto.
- Tenete il pesce basso e, qualora lo si utilizzi, sopra al materassino. Evitate di fare fotografie del pesce stando in piedi, specie se di grande dimensione e difficile da tenere in posa. La caduta dall’ alto potrebbe ucciderlo.
- Per tutto il periodo in cui il pesce verrà sollevato e sorretto, raccomandiamo di rimuovere qualsiasi oggetto affilato o duro che potrebbe danneggiarlo. Si includono gioielli, orologi e indumenti dotati di grosse cerniere lampo.
- Rimettere il pesce in acqua il prima possibile.
 
Corretta posizione per eseguire la foto della cattura: notare materassino e guadino sotto alle catture
Mantenimento
- E’ sempre meglio evitare di trattenere le nostre catture in nasse o sacche di mantenimento, seppure di grandi dimensioni.
- Per pesci da taglia piccola la nassa deve comunque prevedere una lunghezza tale da garantire l’ immersione di almeno due anelli. Sono da preferirsi quelle realizzate con maglia particolarmente fitta e scura, possibilmente del tipo definito “fish friendly” ovvero pensate per non danneggiare il pescato.
- La nassa non deve in alcun modo essere posizionata in zone con correnti sostenute e va svuotata il più spesso possibile.
- Per prede di grandi dimensioni meglio evitare la nassa; esistono apposite sacche di mantenimento studiate per non danneggiare il pescato e per trattenerlo giusto il tempo di una foto, oppure in attesa che arrivi qualcuno a cui vogliamo mostrare la cattura.
 
Un esempio di nassa e uno di sacca di mantenimento (o Carp sack)
- Quando mettete il pesce nella sacca, assicuratevi che le pinne non siano piegate in posizioni innaturali.
- Non immergete mai sacca o nassa in acque poco profonde. Se non siete in grado di trovare un fondale di almeno 1 mt. rinunciate all’ operazione e rilasciate subito il pescato.
- Ad intervalli regolari di tempo svuotate la nassa o verificate che il pesce sia posizionato correttamente all’ interno della sacca. Evitate di tenere un pesce in sacca per un’ intera notte, specie d’ inverno.
- Non mettete mai più di un pesce per volta nella stessa sacca.
- Evitate l’ uso della sacca in postazioni particolarmente assolate, in mezzo ad erbai o con caldo intenso.
- Assicurarsi sempre che la sacca o la nassa siano fissate saldamente al panchetto oppure ad un paletto infisso nella sponda.
 
Esempi di impiego della nassa e della sacca di mantenimento
Rilascio del pescato
- Il passo finale, quello più gratificante, consiste nel rilasciare le nostre prede in totale sicurezza, nelle stesse condizioni di quando le abbiamo guadinate.
- Se il pesce è di grandi dimensioni, trasportarlo nei pressi della sponda utilizzando il materassino, oppure la sacca o il guadino. In ogni caso, anche per catture di piccola taglia, evitare inutili lanci in acqua dall’alto o da lontano. L’ impatto con l’ elemento liquido potrebbe ferire o uccidere i pesci.
- Se la cattura è di dimensioni rilevanti, mai trasportarla con le proprie braccia, potrebbe cadere.
- Occasionalmente, in seguito a combattimenti molto lunghi e stressanti per la preda, sarà necessario attendere che recuperi le forze. In questi casi, tenete il pesce in posizione diritta con entrambe le mani e agevolatene l’ ossigenazione con un delicato movimento di trazione. Così facendo favorirete l’ irrorazione delle branchie e l’ espulsione dell’ aria accumulata durante le precedenti operazioni.
 
Corretto rilascio e ossigenazione della cattura
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