Quando per la prima volta visitai la fabbrica Daiwa, nella cittadina di Wishaw, ad un'ora di auto dall'aeroporto di Glasgow, era il 1981, ed il complesso era stato inaugurato solo due anni prima.

John Middleton, il responsabile al marketing ed alle vendite, che per i successivi vent'anni fu il mio punto di riferimento per lo sviluppo dei prodotti per il nostro Paese, mi fece conoscere i componenti del team di Barnsley che facevano da "field tester" ad ogni prodotto che usciva dalle linee produttive.

Fra loro Ivan Marks, Dennis White e Tom Pickering, campioni che girando l'Europa con la loro Nazionale mi arricchirono della loro amicizia e del loro sapere di grandi pescatori.

A quel tempo, da noi imperavano le canne fisse, mentre in Inghilterra la canna a mulinello con il waggler o lo stick dominava le competizioni. Però, quando le avverse condizioni meteo, o la particolare tipologia del luogo di pesca lo richiedevano, la canna a galleggiante restava nel fodero ed erano le "wand" e lo "straight lead" ad entrare in scena.

"Wand" è che il termine inglese che si traduce in "bacchetta del direttore d'orchestra", un attrezzo che parrebbe proprio non aver nulla a che vedere con la pesca sportiva. Invece le canne da piombo erano conosciute tra gli agonisti inglesi proprio con quel appellativo, da un lato per la loro esigua lunghezza, dall'altro per la straordinaria capacità "a dirigere la musica", quando nessun pescatore riusciva a tenere correttamente in pesca un galleggiante.

Per un lungo periodo la vera alternativa alla pesca con il waggler o lo stick float fu l'uso delle "Arlesey Bomb", le perette di piombo con girella, con cui pescare a Ledgering sia in laghi che in canali.

Poi verso la metà degli anni settanta il boom della pesca in fiume, in particolare nel Trent e nell'Avon, e l'invenzione del "plastic pig", il pasturatore da bigattini, segnò l'avvento del Feeder Fishing, con cavedani, barbi e breme a far la differenza all'ago della bilancia. Canne molto più lunghe delle sottili "wand" da 8 e 9 piedi presero così il sopravvento, e anche la mia prima serie di Team Daiwa preparate per il mercato italiano fu concepita con una 10 piedi da canale, la 11'9" da lago e la 12' da fiume, quest'ultime già dotate di un quiver tip in carbonio e destinate al Feeder Fishing in acque correnti.

Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta, ed è forse una logica conseguenza che anche nuove specie di pesci, una volta patrimonio d'Oltralpe, siano sbarcate nelle nostre acque a stimolare l'evoluzione di questa tattica di pesca e degli attrezzi ad essa dedicati.

L'intuizione a fondare con un gruppo di appassionati Carp Fishing Italia mi ha ripagato della soddisfazione di veder crescere una nuova generazione di pescatori, con un atteggiamento positivo di fruizione e conservazione dell' "ambiente acqua" e dei suoi abitanti.

L'interesse per il Barbel Fishing e per l'associazionismo in LBF Italia, è un altro segno del "destino". Nuovi pesci attraggono nuovi pescatori. Nuovi pescatori generano nuove tattiche, frutto di giornaliere esperienze. Il tutto in un contesto che pone la preda non solo come obiettivo, ma come oggetto di studio, sia per la sua diffusione, sia per l'adattamento al nostro ecosistema fluviale, che per la sua conservazione.

Essere vicino a questa spontanea associazione di appassionati e poterne osservare la costante crescita, mi ripaga ben oltre la dedizione spesa a diffondere questo modo di pescare.

Il futuro della pesca e dei pescatori sta nella credibilità del loro agire. Quanto più avvicineranno il loro status a quello di ricercatori, quanto più il nostro sport avrà nel tempo la giusta collocazione e considerazione. Producendo, al contempo, tante efficaci armi di difesa nei confronti di chi vorrà ostacolarne la pratica.

Il cammino è ancora lungo e difficile. Troppi non hanno ancora compreso appieno il messaggio.

Penso ci vorrà un altro passaggio generazionale ... ma il seme è stato gettato in una terra fertile.

Manteniamola ben irrigata.

Un caro saluto a tutti - Mario

Mario Molinari